Procreazione assistita con ICSI: quando è consigliata e come si svolge

La ICSI permette di fecondare direttamente l'ovulo con lo spermatozoo e si utilizza solitamente quando il numero di spermatozoi è insufficiente.
MEDIAINFORMER 14 Maggio 2017
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La ICSI (intra cytoplasmic sperm injection) è una tecnica di procreazione medicalmente assistita di II livello, ovvero utilizzata quando le tecniche più semplici e meno invasive (come l’inseminazione artificiale) hanno fallito e la Fivet (anch’essa di II livello) non è la più indicata. La ICSI prevede la fecondazione dell’ovulo mediante l’inserimento al suo interno di un singolo spermatozoo, scelto tra quelli del partner; senza la ICSI invece sono necessari almeno 50 mila spermatozoi (Fivet). Per questo motivo la ICSI viene preferita se il donatore è affetto da oligospermia o azoospermia, ovvero carenza (lieve o grave) di spermatozoi, oppure da immobilità degli spermatozoi che da soli non sono in grado di fecondare l’ovulo. Se nello sperma del donatore non sono presenti spermatozoi o sono in numero esiguo, è possibile prelevarli con una microiniezione dal testicolo o dall’epididimo.

La ICSI viene usata anche quando la Fivet ha fallito; i motivi possono essere diversi, ad esempio l’ovulo non possiede buoni recettori per lo spermatozoo, oppure ci possono essere altri problemi della membrana dell’ovulo. Ad oggi, la ICSI è la tecnica più utilizzata in Italia: l’85% delle coppie tenta la PMA con ICSI, mentre meno del 15% si sottopone alla Fivet; l’ICSI viene preferita anche quando il fattore maschile non è determinante nella scelta, perchè ha una maggiore probabilità di successo, anche se i costi sono maggiori. I centri specializzati che eseguono l’ICSI a Roma sono numerosi e seguono la coppia infertile per tutto il percorso di diagnosi, fino alla PMA vera e propria.

La prima fase della ICSI consiste nell’ottenere un ovulo maturo, attraverso stimolazione giornaliera delle ovaie con ormoni. Quando gli ovuli sono considerati maturi all’ecografia, vengono aspirati (è necessaria una lieve sedazione) ed esaminati. Nel frattempo viene ottenuto dal partner un campione di liquido seminale che viene esaminato per valutarne la qualità; vengono selezionati solo gli spermatozoi mobili e che presentano le caratteristiche migliori.

Subito dopo la selezione delle cellule germinali, viene praticata la ICSI. Il biologo, attraverso uno strumento chiamato micromanipolatore (una sorta di potentissimo microscopio) seleziona l’ovulo, aspira uno spermatozoo con una micropipetta e lo inietta direttamente nella cellula uovo. Tutto ciò viene fatto in una provetta per colture cellulari in uno speciale terreno di coltura che assicura le condizioni ottimali per le cellule uovo fecondate.

Dopo 2-4 giorni, gli zigoti (pre-embrioni) vengono inseriti nell’utero dal ginecologo, con un sottile catetere; sono trasferiti da 1 a 3 embrioni. Gli embrioni non trasferiti sono congelati in azoto liquido, pronti per essere utilizzati in successivi tentativi nel caso la gravidanza non andasse a buon fine. Dopo il trasferimento la paziente deve restare distesa per almeno 1 ora e restare a riposo nei giorni successivi.

La ICSI rappresenta una metodica piuttosto invasiva, in quanto comporta l’iniezione dell’ovulo con un catetere, per permettere la fecondazione; inoltre la stimolazione ormonale è maggiore perchè è necessario ottenere più ovuli da fecondare. Anche i costi della ICSI sono maggiori, rispetto ad altre tecniche come la Fivet; la strumentazione è molto costosa, è necessario un biologo esperto con lunga esperienza che non danneggi il delicato ovocita durante la procedura, inoltre è stata evidenziata un’incidenza maggiore di malformazioni alla nascita.


Data ultima modifica: Gio, 01/06/2017 - 5:12pm